NFT è un acronimo che sta per Non-Fungible Token (letteralmente: gettone non riproducibile) e indica un token, appunto, che rappresenta la proprietà e l’atto di autenticità di un bene unico scritto su una catena di blocchi. Acquistare un prodotto digitale legato a un NFT non equivale a possederlo, ma a dimostrare un diritto su quel prodotto, la cui garanzia è rappresentata da uno Smart Contract. Senza la blockchain gli NFT non esisterebbero, la tecnologia “a blocchi” infatti è un vero e proprio registro condiviso e immutabile nel quale sono contenute le transazioni dei dati che non possono essere modificati o cancellati. Questo sistema consente di garantire la “non riproducibilità” dei dati e quindi del prodotto digitale in questione. Trattandosi di una garanzia che attesta l’unicità di un prodotto digitale, gli NFT vengono utilizzati in svariati campi, tra i quali spicca quello dell’arte. Gli artisti possono creare e salvare la loro opera in formato digitale, sotto forma di stringa di numeri 0 e 1; suddetta sequenza verrà poi compressa in un hash (ovvero una sequenza più corta) attraverso la procedura di hashing, appunto. Le hash vengono memorizzate nella blockchain e gli NFT tengono traccia delle vendite delle hash dall’acquirente al creatore, validando l’autenticità del prodotto. Ad oggi non esistono inquadramenti normativi e/o fiscali specifici relativi agli NFT. Per quanto riguarda il fisco italiano, questo ha negli ultimi anni provveduto a rilasciare delle indicazioni, che non hanno del tutto chiarito come doversi/potersi comportare con questi cryptoasset.
Prima di approfondire però, è bene indicare che siamo nell’ambito della Blockchain e chiarire perché sia importante per gli NFT.NFT e blockchain, qual è il nesso?
Ambiti di applicazione degli NFT
Profilo fiscale e giuridico degli NFT
Parlando di criptovalute, si è giunti a domandarsi innanzi tutto se queste possano essere classificate come investimento o attività finanziaria; e successivamente che queste valute sono assimilabili a valute estere in quanto le criptovalute avrebbero la capacità di generare redditi imponibili in Italia.
Inoltre, ci si è interrogati sull’effettiva necessità di inserire suddette valute nella dichiarazione dei redditi, nel riquadro RW. Tale questione è stata portata nel 2020 presso il TAR del Lazio che però non si è pronunciato, indicando che la natura delle valute debba essere stabilita dalla Giustizia tributaria. Non essendoci ancora una risposta chiara la norma generale prevede (e consiglia) di indicare le criptovalute nel riquadro RW della dichiarazione, ciò a titolo di prudenza.