Con le ultime rilevazioni dati effettuate, il Mercato NPE ha dato prova di essere più che attivo, nonostante le previsioni pre-Covid stimassero un volume intorno ai 30-32 miliardi e con la pandemia che avrebbe potuto scaturire atteggiamenti attendisti e ridurre ulteriormente i volumi stimati. Ma entriamo nel dettaglio dell’argomento. L’acronimo NPE (Non Performing Exposures) indica dei criteri impiegati dall’Unione Europea nel 2008 per calcolare l’esposizione delle banche europee ai crediti deteriorati o inesigibili. La NPE Ratio è la percentuale di suddetti crediti deteriorati con il totale del rischio di credito, ovvero la percentuale dei crediti inesigibili di una banca a fronte della totalità dei suoi creditori. Questi dati servono a osservare lo stato di salute degli Istituti di credito, per comprenderne l’affidabilità. Più una banca ha crediti inesigibili, più avrà problemi di liquidità e questo significa che in caso di una crisi finanziaria sarà molto esposta a rischio crack. Nel passato si sono verificate queste situazioni e si è dovuto ricorrere a salvataggi in extremis, con appropriate manovre economiche e con provvedimenti come il Decreto Salva Banche di non molto tempo fa. Prima di proseguire è altresì importante precisare che la NPE Ratio non è da confondersi con la CET 1 Ratio (Common Tier Equity 1 Ratio), quest’ultima infatti sta ad indicare la solvibilità delle banche, attraverso un parametro che mette a confronto il capitale ordinario versato (Tier 1) e le attività ponderate per il rischio. L’Osservatorio Nazionale NPE Market è nato dall’esigenza di rendere quanto più trasparente possibile ciò che accade riguardo le operazioni di compravendita di portafogli crediti e operazioni di M&A (Mergers and Acquisitions) nel settore del credit management. Con le analisi dell’Osservatorio sul Mercato NPE si vuole fornire una fotografia sempre aggiornata al mercato italiano e internazionale, e rappresentano di fatto uno strumento di lavoro indispensabile tra gli altri per i player del mercato, gli Studi Legali e le Istituzioni. Abbiamo introdotto il nostro argomento affermando che i dati del Mercato NPE nel 2020 si siano rivelati più che positivi e che il Mercato si sia dimostrato molto virtuoso rispetto alle stime previste. Ma vediamo nello specifico cosa è accaduto. Nel 2019 il Mercato NPE ha registrato 491 transazioni per un valore di 46,3 miliardi di GBV (Valore contabile lordo) transato, nel 2020 il Mercato ha rilevato 483 transazioni per un valore di 42,5 miliardi di GBV transato. L’unico mese che non ha seguito la linea dell’anno precedente è stato maggio che ha registrato 25 transazioni contro le 43 del 2019, gli altri mesi invece hanno completato sessioni che hanno rispecchiato l’andamento 2019. Ciò significa che i player italiani hanno creduto nel Mercato e continuato a investire, nonostante le banche temessero improvvisi aumenti di crediti deteriorati e avessero accelerato le dismissioni, soprattutto a fine anno. A fianco degli operatori noti del mercato sono subentrati anche nuovi player provenienti dal settore Real Estate (immobiliare) e da quello del recupero crediti. Queste nuove leve hanno fatto registrare delle percentuali importanti, si parla +41,8% solo nel 2020. Nel totale dei 42,5 miliardi annoverati, ci sono da considerare anche la scissione parziale di MPS a favore di AMCO (per 8,1 miliardi) e le cartolarizzazioni assistite da GACS (Garanzia sulla cartolarizzazione delle sofferenze) che nel 2020 sono state 10 per un totale di 15,8 miliardi di euro di GBV (contro le 6 strutturate nel 2019 per un totale di 17,9 miliardi). Anche 10 jumbo deals (maxi-operazioni) hanno contribuito a innalzare il tetto dei volumi 2020, con transazioni oltre il miliardo di GBV per un totale di 27,1 miliardi (30,8 miliardi nel 2019). A fronte di quanto finora detto, è bene dare il giusto spazio alle attività del mercato secondario che ha registrato 202 operazioni (rappresentando il 42% delle operazioni totali) effettuate perlopiù su portafogli che erano stati cartolarizzati precedentemente a richiesta della Garanzia Statale. Quello che ci si aspetta dal futuro del Mercato NPE è un incremento nel settore del re-trade, dato che le 35 cartolarizzazioni con GACS hanno registrato volumi per 87,2 miliardi di euro (tra il 2016 e il 2020); visto anche che qualcosa sta cambiando nelle strategie di gestione. Inizialmente infatti, le ri-cessioni non erano menzionate nei business plan verificati anche dalle agenzie di rating, ciò fa pensare che si sia deciso di intraprendere operazioni di cessioni per ottenere benefici istantanei in termini di alleggerimento AUM (Asset Under Management – la gestione dei fondi da parte di un’istituzione finanziaria per conto dei clienti o investitori) e di flussi di cash flow. Anche il servicing è degno di nota, in quanto la tendenza alla concentrazione è proseguita senza stop pure nel 2020, solo 5 player gestiscono il 47% dello stock totale ceduto nel 2016 per una somma di 126 miliardi di euro. Ad ogni modo bisogna comunque monitorare queste concentrazioni di mercato che potrebbero avere degli effetti negativi. A tal proposito si è espresso Roberto Sergio, Direttore Centro Studi dell’Osservatorio Nazionale NPE Market di Credit Village, che ha affermato: “il numero di posizioni debitorie da gestire è elevatissimo e sproporzionato se rapportato alle effettive capacità produttive degli operatori coinvolti. Il ricorso alla tecnologia ed all’intelligenza artificiale è certamente strategico, ma sicuramente non sufficiente per raggiungere risultati soddisfacenti e poter soddisfare veramente le attese degli investitori”. Continua poi Sergio sottolineando come auspicherebbe qualche Joint Venture con realtà meno grandi ma in possesso delle caratteristiche necessarie e complementari, piuttosto che operazioni di M&A. È di questo avviso anche Gianpaolo Luzzi, Direttore Editoriale di Credit Village, che sostiene la volontà di intraprendere altre strade al posto della creazione di gruppi più solidi: “La tipologia dei crediti che compongono i portafogli è molto diversificata e richiede professionalità, specializzazioni, strutture ed organizzazioni a volte completamente diverse l’una dall’altra”. Per tutto ciò è necessario sicuramente creare nuove professionalità, formando adeguatamente le nuove leve negli istituti accademici, per fornir loro un backgound culturale atto ad affrontare i cambiamenti dei mercati e delle specifiche filiere. Infine, per favorire il ritorno degli investimenti attesi dagli investitori in fase di acquisizione portafogli, solitamente si opta per comprimere il commissioning del servicer nel business plan; questo però è molto richioso, perché può difficilmente sostenere le nuove professionalità sopracitate, soprattutto davanti a curve di ripresa ottimistiche.Cos’è il Mercato NPE?
Mercato NPE: le analisi dell’Osservatorio Nazionale NPE Market - Credit Village
I dati del Mercato NPE nel 2020
Mercato NPE: lo sprint del mercato secondario
“Pensiamo ad esempio ad una posizione UTP, con borrower corporate e garantita da asset immobiliari di varia natura. Che trasversalità di competenze sono necessarie per gestirla? Come e da chi queste potranno essere coordinate? L’offerta di questo tipo di professionalità, attualmente presente sul mercato, è in grado di soddisfare la domanda?”.