L’abuso del credito bancario e le responsabilità nella concessione di finanziamenti privilegiati

Questo articolo esplora i principali elementi giuridici e responsabilità delle banche alla luce di recenti pronunce giurisprudenziali, tra cui l’Ordinanza della Corte di Cassazione n. 26248 dell’8 ottobre 2024 e i casi precedenti.

La concessione del credito: un tema centrale della giurisprudenza

Il tema della legittimità nella concessione del credito da parte degli istituti bancari rappresenta un pilastro del diritto bancario, in quanto incide profondamente non solo sulle dinamiche bancarie, ma anche sul tessuto economico e sociale. 

Da tempo, i tribunali si interrogano sulla liceità delle prassi adottate dalle banche nell’erogazione di finanziamenti, in particolare verso imprese o individui che non godono di un adeguato merito creditizio. La questione, spesso accademica, ha assunto un peso notevole con l’emergenza Covid-19, che ha portato all’erogazione di numerosi finanziamenti in favore di soggetti economicamente vulnerabili, anche grazie alla copertura garantita dallo Stato.

Le conseguenze dell’erogazione di finanziamenti a soggetti non meritevoli

L’erogazione di finanziamenti a soggetti privi del necessario merito creditizio non è solo una questione contrattuale fra banca e beneficiario, ma possiede rilevanti implicazioni di sistema. Concedere finanziamenti ad aziende non meritevoli, senza un'adeguata istruttoria, provoca una serie di effetti a catena, tra cui:

•  Sovraindebitamento ingiustificato: La concessione di crediti senza adeguata valutazione espone il mercato a rischi sistemici, dove il debito accumulato da imprese insolventi si riversa sugli attori economici, come fornitori e dipendenti, che contano su flussi di cassa regolari.
•    Alterazione della concorrenza e danno ai conti pubblici: L’erogazione di finanziamenti coperti da garanzia pubblica, come quelli Covid, può portare a perdite per lo Stato, aggravando i conti pubblici qualora le imprese beneficiarie non rimborsino i debiti.
•    Impatto sui fideiussori: La banca, spesso tutelata dalle garanzie di terzi, può non subire conseguenze dirette dalle concessioni “leggere” di credito. Tuttavia, i fideiussori, come familiari o amici dell’imprenditore, potrebbero essere tenuti a rispondere del debito residuo, trovandosi così a sopportare le conseguenze di un rischio mal calcolato dall’istituto di credito.

L’Intervento della Cassazione: Ordinanza n. 26248 dell’8 ottobre 2024

Una recente e fondamentale pronuncia della Corte di Cassazione (Ordinanza n. 26248) ha ribadito il principio secondo cui le banche devono applicare i principi di sana e prudente gestione, sanciti dall’art. 5 TUB e dall’art. 1176, comma 2, c.c., anche nei finanziamenti di fascia bassa (fino a trentamila euro) concessi durante la pandemia di Covid-19. 

Nella pronuncia, la Corte ha chiarito che, sebbene la garanzia pubblica per questi finanziamenti fosse automatica, ciò non esonerava le banche dall’obbligo di condurre un’adeguata valutazione creditizia.

L’ordinanza stabilisce inoltre che le banche, nel concedere prestiti coperti dal Fondo Centrale di Garanzia, non potevano basarsi esclusivamente sulla copertura statale per eliminare le ordinarie procedure di verifica del merito creditizio. Pertanto, l’assenza di tale valutazione qualificata espone l’istituto di credito a una responsabilità per eventuali danni provocati da un aggravamento del dissesto aziendale del beneficiario del finanziamento.

Profili di illiceità e abuso di credito: la giurisprudenza della cassazione

Nel contesto giurisprudenziale italiano, la concessione abusiva di credito viene interpretata come un atto che, svolto in violazione dei doveri di diligenza, causa o aggrava il dissesto finanziario dell’impresa. 

La Cassazione ha infatti sancito che tale condotta, nei casi più gravi, può configurare un reato di bancarotta semplice (ex art. 217 l.fall.), quando il credito è concesso a un soggetto in condizioni di insolvenza manifesta, ritardandone così la dichiarazione di fallimento. In tali situazioni, l’istituto di credito può essere ritenuto corresponsabile del dissesto, con il rischio di vedere annullato il contratto di finanziamento per nullità, ai sensi dell’art. 1418 c.c..

Il principio del “bonus argentarius”

Il principio del “bonus argentarius” richiede agli istituti bancari una diligenza particolare, superiore rispetto alla media, nella valutazione del merito creditizio.

Questo principio è stato ribadito dalla Cassazione, che ha sottolineato come la violazione di tale diligenza può costituire causa di risarcimento danni qualora il credito abusivo favorisca la continuazione dell’attività imprenditoriale di un soggetto che, altrimenti, sarebbe stato dichiarato fallito.

L’Ordinanza di ottobre 2024 e l’abuso di credito

La recente ordinanza della Corte di Cassazione n. 26248 dell’8 ottobre 2024 ha trattato un caso emblematico di concessione abusiva di credito, in cui un’impresa insolvente ha ottenuto un finanziamento con garanzia statale, senza che la banca effettuasse una valutazione appropriata del merito creditizio. In tal caso, la banca è stata ritenuta corresponsabile del dissesto dell’impresa, con la possibilità di un concorso nel reato di bancarotta semplice.

Secondo la Corte, la mancata valutazione del merito creditizio non solo ha aggravato il dissesto dell’impresa, ma ha anche leso l’ordinato esercizio del commercio, inteso come interesse collettivo, tutelato dall’art. 41 della Costituzione. La banca è quindi chiamata a rispondere delle proprie condotte, con un rafforzamento della responsabilità in ambito fallimentare e commerciale.

Conclusioni

La giurisprudenza italiana sta progressivamente consolidando l’obbligo di diligenza qualificata in capo alle banche nell’erogazione del credito, anche per i finanziamenti garantiti dallo Stato durante l’emergenza Covid-19. 

Le pronunce recenti richiamano gli istituti bancari a una maggiore prudenza, sottolineando che la garanzia pubblica non è uno strumento di deresponsabilizzazione. Al contrario, l’obbligo di verifica del merito creditizio resta fondamentale, soprattutto in un periodo storico in cui il sistema economico è sottoposto a pressioni straordinarie. 

Istituti bancari e fideiussori sono invitati a considerare questi sviluppi come segnale di un’attenzione crescente verso una gestione del credito più responsabile e trasparente.