Fintech: la rivoluzione digitale della finanza

Fintech, crowdfunding, venture capital passando per l’invoice trading e il lending: il mercato prolifera di soluzioni nuove in soccorso delle Pmi per rispondere alla crisi.

Con l’attuale situazione, sul mercato stanno espandendosi società provenienti dai mondi più disparati: dal crowdfunding al venture capital passando per le piattaforme di lending e invoice tranding. 

Queste società offrono alle imprese sostegno e liquidità, fondamentali in un periodo di crisi come quello che si sta attraversando. Infatti, le misure adottate dal governo per far fronte all’emergenza, non sono sufficienti ad arginare l’incremento dei crediti deteriorati e le inadempienze probabili. Proprio in questo scenario, sorgono gli strumenti di finanza alternativa.

Ad esempio, diverse piattaforme Fintech stanno implementando una serie di iniziative volte ad aiutare le imprese clienti a superare l’emergenza dovuta all’epidemia Coronavirus. Queste piattaforme, insieme alle garanzie pubbliche e al credito bancario, cercano di dare un contributo rilevante per l’accesso al credito delle PMI.

Per contrastare la mancanza di liquidità provocata dalla crisi, le nuove modalità di erogazione e gestione del credito destinato alle imprese, veicolate dall'impiego della tecnologia blockchain e il prestito digitale in ambito sia bancario che in generale finanziario, possono essere un valido strumento di contrasto al fenomeno.

Fintech: di che cosa si tratta e quali sono i servizi più diffusi?

Il termine Fintech nasce dalla contrazione di Finance (Fin) e Technology (Tech). Sebbene in alcuni casi viene utilizzato in modo ristretto per indicare solamente le startup operanti nell’ambito della finanza, in accezione più ampia intende un qualunque utilizzo di strumenti digitali applicati in ambito finanziario

Le tecnologie digitali hanno ormai invaso il mondo della finanza, ambito che non si limita a quello bancario ma si estende anche a quello finanziario e assicurativo. I servizi finanziari dunque evolvono e le nuove normative introducono un nuovo modo di fare banca: l’Open Banking

Tale concetto si è allargato verso il concetto più olistico di Open Finance, espressione coniata dall’Osservatorio Fintech & Insurtech. In questo ambito i servizi finanziari vengono trattati indipendentemente dall’attore che li sta proponendo: non solo banche e attori tradizionali, ma anche startup, bigtech, automotive, retail e, in generale, chiunque si proponga nel mondo finanziario.

I servizi di Fintech più diffusi in Italia sono:

  • mobile payment
  • trasferimenti p2p
  • servizi budget familiare
  • chatbot
  • prelievo cardless
  • trasferimento dati da cc

Fintech: che cosa dice la normativa di riferimento?

Il fenomeno Fintech si espande anche in Italia, secondo un'indagine dell'Osservatorio Fintech & Insurtech il 33% degli utenti italiani tra i 18 e i 74 anni ha utilizzato almeno un servizio Fintech o Insurtech.

Diventa allora importante analizzare come si pone la normativa nei confronti di questa rivoluzione finanziaria targata Fintech. Occorre citare la Payment Services Directive 2 (PSD2), direttiva europea sui servizi di pagamento elettronici, entrata in vigore nel gennaio 2018.

La direttiva europea 2015/2366, comunemente definita PSD2, nasce dall’esigenza di integrare la normativa PSD1 del 2007, relativa ai servizi di pagamento nel mercato interno. Il recepimento della PSD2 è avvenuto in Italia con il Decreto Legislativo n. 218 del 2017.

La PSD2 si pone come obiettivo l’introduzione di maggiore concorrenza sul mercato dei pagamenti e la tutela delle informazioni derivanti dall’acceso ai conti bancari. 

Si rivolge ai fornitori di servizi di pagamento: dalle banche alle assicurazioni, dalle Fintech alle compagnie telefoniche. La direttiva, in pratica, chiede alle parti terze di garantire un accesso sicuro ai conti dei clienti e alle informazioni sui pagamenti. Obiettivo finale riguarda lo sviluppo di un mercato europeo dei pagamenti più efficiente

Nascono così tre nuovi fornitori autorizzati dalla direttiva:

  • Account Servicing Payment Service Provider: prestatori di servizi di pagamento che forniscono e amministrano un conto di pagamento per un pagatore;
  • Payment Initation Service Provider: svolgono i servizi di disposizione degli ordini di pagamento;
  • Account Information Service Provider: prestatori di servizi di informazione sui conti.

Se autorizzati dagli Stati membri di residenza, questi tre tipi di fornitore possono operare direttamente sui conti correnti degli utenti permettendo così a questi ultimi di effettuare i pagamenti online per l’acquisto di beni o servizi, direttamente dal proprio conto corrente online e senza compiere alcun passaggio tramite la banca.

Fintech e valute elettroniche: euro digitale e blockchain

Un’altra innovazione introdotta dalla fintech, è rappresentata dalla creazione e gestione delle valute elettroniche, come per esempio il bitcoin, basate su tecnologia Blockchain.

Le monete virtuali sono però ancora poco conosciute e di conseguenza poco utilizzate. 

Nell’ambito dell’erogazione dei crediti alle imprese, in cui la partnership tra le società del fintech e le banche assume un ruolo fondamentale, la valuta elettronica garantisce maggiore sicurezza e la nella gestione ed erogazione del credito. 

A questa tendenza, si adatta infatti perfettamente la tecnologia blockchain che consente di:

  • attenuare i costi di ricerca delle parti contraenti corrispondenti;
  • raggiungere economie di scala nella raccolta e nell’uso di dati di grandi dimensioni;
  • ottenere una trasmissione delle informazioni economica e sicura;
  • aumentare il livello di efficienza, semplificazione e collaborazione tra tutti i soggetti coinvolti;
  • ridurre i costi di verifica.

In ambito europeo, la BCE ha recentemente pubblicato il rapporto sul Digital Euro lanciando una valuta digitale della banca centrale nell’eurozona. 

Si tratta di una moneta virtuale parallela alle banconote, con corso legale e garantito dalla Banca centrale europea, usata per i pagamenti nei Paesi del blocco. 

L’euro digitale funzionerebbe come il Bitcoin, quindi sarebbe emesso e trasferito utilizzando la blockchain e conservato nei portafogli digitali. 

A differenza delle criptovalute, però, sarebbe implementato e controllato centralmente, tramite database gestito da banca centrale, dal governo o società terze approvate, anche se distribuito su registro pubblico a blocchi.