Si sente spesso parlare di Digital Economy e Privacy, due concetti spesso accostati anche se talvolta potrebbero sembrare contrapposti e contrastanti; ma di cosa si parla esattamente? Lo spieghiamo qui. È indubbio che con il continuo svilupparsi della tecnologia web e l’ingresso quasi prepotente che questa ha fatto nella vita di quasi tutti, abbia portato alla nascita di nuove esigenze e quindi di nuove realtà che fanno parte del nostro quotidiano. Ma andiamo con ordine. Il primo a parlare di Digital Economy è stato il manager ed economista canadese Don Tapscott, con il suo libro pubblicato nel 1995 intitolato: “The Digital Economy: Promise and Peril in the Age of Networked Intelligence”, diventato presto un best seller nonché apripista per numerosi approfondimenti elaborati successivamente da altri studiosi. La Digital Economy (letteralmente Economia Digitale) è un’economia basata sui sistemi digitali, ne fanno parte: infrastrutture, hardware e software, relazioni, persone, ogni processo produttivo e organizzativo, in ogni ambito. Tutti quei servizi accessibili H 24 attraverso una connessione, sono componenti dell’Economia Digitale, come ad esempio: Sicuramente un’accelerazione è stata data dalla pandemia da Covid-19 e dalla necessità di dover fare tutto da casa, dallo smart working al delivery per cibo o prodotti vari. Solo l’e-commerce ha raggiunto i 22,7 miliardi di euro nel 2020, registrando un incremento di 4,7 miliardi rispetto all’anno precedente (+26% come rilevato dalle statistiche condotte dall’Osservatorio B2c del Politecnico di Milano). Ma cosa succede ai nostri dati personali? Sono tutelati? Partiamo dal presupposto che tracciare le abitudini del consumatore è un’attività che permette alle imprese di perfezionare i servizi offerti, renderli performanti e sempre più “a misura” del cliente “tipo”. Nel caso del settore bancario, ad esempio, rilevare informazioni sulla customer experience consente agli Istituti di elaborare nuovi prodotti per fidelizzare i clienti; o il settore dei trasporti, dove attraverso l’impiego dell’Intelligenza Artificiale si possono realizzare servizi ancora più sostenibili ed efficienti, così come osservato anche da Giorgio Aprile, DPO di Ferrovie dello Stato Italiane. Ma gli utenti iniziano ad essere sempre più sensibili alla tematica della protezione dei dati personali, come rilevato anche da alcuni sondaggi svolti da Federprivacy, secondo cui nell’ambito dei servizi business “privacy oriented” il 59% ha risposto che i consumatori richiedono soluzioni che tutelino la protezione dei dati personali. Anche le aziende, dal canto loro, hanno investito molte risorse per la compliance GDPR, organizzandosi in modo da poter gestire al meglio il trattamento dei dati personali, sia nell’ottica di evitare le salate sanzioni previste, sia per entrare a competere nel mondo dell’Economia Digitale. Il Regolamento Europeo per il trattamento dei dati personali (GDPR 2016/679) introdotto nel 2016 ha previsto quasi da subito tutele anche per i sistemi di informazione creditizia, con il “Codice di condotta per i sistemi informativi gestiti da soggetti privati in tema di crediti al consumo, affidabilità e puntualità nei pagamenti”. Le regole per l’analisi del rischio riguardavano inizialmente i dati su prestiti e mutui, oggi invece pongono l’attenzione anche ai dati utilizzati per servizi di leasing, noleggi a lungo termine e FinTech. Affinché tutto possa funzionare al meglio, i dati da trattare saranno solo quelli necessari e pertinenti all’ambito di analisi. Particolare attenzione è stata dedicata proprio alle misure di sicurezza adottate proteggere i dati da accessi illeciti e garantire l’affidabilità dei sistemi, come indicato dal Garante Privacy:Cos’è la Digital Economy?
Quanto è sottile il confine tra Digital Economy e Privacy?
Il GDPR nella Digital Economy